Qui e Adesso

Si dice di persone particolarmente fortunate, a cui la vita ha dato tutto fin dalla nascita. Il modo di dire risale al Medioevo: quando i bambini nascevano con addosso parte del sacco amniotico, erano considerati particolarmente fortunati. Anche Paolo Minucci, nelle Note al Malmantile riacquistato, ne scrive: “Dicono le levatrici che talvolta nascono bambini con una certa spoglia sopr’alla pelle, la quale spoglia non si leva loro subito nati, ma si leva loro subito nati, ma si lascia e casca poi da sé in processo di giorni; e tal creatura da esse si dice “nata vestita”, ed è preso per augurio di felicità di tale creatura.”

Viene definito in questo modo l’atteggiamento persecutorio nei confronti di una particolare fazione politica o gruppo di persone. Tale atteggiamento si basa spesso su semplici sospetti, e non su certe testimonianze. La prima origine di questa espressione risale alla persecuzione delle donne nel Medioevo, quando ogni minimo sospetto era valido per accusarle di stregoneria. In seguito, la sua interpretazione in chiave politica si diffuse soprattutto negli anni 50 a seguito della campagna portata avanti dal senatore statunitense Joseph McCarthy (1908-1957) contro chiunque fosse sospettato di essere filocomunista o anche semplice sostenitore del partito. A sua volta è stato associato il termine per indicare atteggiamenti persecutori senza fondamento.

Il significato della frase è che quando il mondo si fa delicato, importante, chi ha davvero coraggio non si ferma, ma si fa coinvolgere in pieno, tirando fuori il meglio di sé. La citazione è presa dal film “Animal House”, celeberrima pellicola del 1978 diretta da John Landis con uno strepitoso John Belushi come protagonista. Al limite della demenzialità, il film è un cult che ha segnato indelebilmente non solo la cinematografia statunitense, ma anche lo stile dei giovani americani. Bluto, il protagonista, si impegna seriamente nelle situazioni più grottesche, in un’accanita e determinata ricerca del divertimento più sfrenato (il gioco duro appunto).

Si usa per intendere un rapporto – sentimentale o non – che coinvolge con intensità assoluta, al punto da divenire morboso o nocivo. L’aggettivo “fatale” definisce infatti la negatività della relazione, cosi come confermato dall’origine della locuzione, che risale al titolo di un film di successo del 1989, Fatal Attraction, “Attrazione Fatale” appunto, interpretato da Michael Douglas e Glem Close. Nella pellicola, Douglas si trova a dover fare conti con l’amante di una notte, Glenn Close, che non si arrende all’idea di essere stata solo un “diversivo”, ma vuole prendere il ruolo ufficiale, perseguitando emotivamente e fisicamente l’amante, fino alla tragica conclusione.

Nell’originale inglese egghead. È una definizione dispregiativa, che serve a indicare ironicamente gli intellettuali, in particolare quelli un po’ troppo rapiti dai loro pensieri, distratti. La definizione fu coniata da Richard Nixon nel 1952, allora candidato repubblicano alla presidenza, per definire sprezzantemente Adlai Ewina Stevenson II (1900-1965), politico statunitense democratico di grande spessore e di notevole preparazione culturale, la cui testa quasi calva fu oggetto di scherno (si dice infatti che una fronte ampia sia segno di persone particolarmente intelligenti). Stevenson fu un governatore indubbiamente illuminato in Illinois, dove riformò la polizia di Stato e combatté il gioco d’azzardo. Si dichiarò anche contrario agli esperimenti nucleari durante la Guerra fredda, cosa che gli causò una delle due sconfitte – contro Eisenhower – nella corsa alla Casa Bianca.

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