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STORIA DELL'ARCHITETTURA - Antica Grecia (Parte 1) - Ordini Classici & Templi

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L'architettura ebbe nella cultura greca una posizione centrale dato che la vita quotidiana dei cittadini era legata ad una forte partecipazione sociale che si svolgeva negli spazi pubblici della città, alla cui definizione architettonica veniva dedicata molta cura.

Le classi sociali più importanti nell’Antica Grecia erano i nobili, cioè i ricchi signori discendenti da famiglie di alto livello sociale. Dopodiché c’era la classe degli intellettuali, che comprendeva scienziati, matematici, filosofi, medici, astronomi. Infine, seguivano i soldati, gli artigiani e i commercianti, i marinai, i contadini e gli schiavi.

Gli edifici pubblici più importanti erano quelli destinati al culto: all'interno dei recinti sacri (temene) con ingressi monumentali (propilei) si trovavano tempi, altari, monumenti votivi. Gli altri edifici comprendevano portici (stoai), piazze (agorà), teatri, stadion, sale per spettacoli (odeon), palaestre, dimensionati in modo grandioso per la grande frequentazione da parte dei cittadini.

L’architettura delle grandi costruzioni si possono distinguere per tre periodi importanti: l’età arcaica, l’età classica e quella ellenistica. Facciamo un breve salto nella storia e vediamo l’evoluzione di queste.

Età arcaica

Il periodo arcaico si vede negli ordini classici, in particolare il dorico e lo ionico, mentre il corinzio, che può essere considerato una derivazione dello ionico, si sviluppo soprattutto presso i romani.

EN Greek Orders

L'ordine dorico è il più antico degli ordini architettonici greci. Si diffuse a partire dal VII secolo a.C. sul territorio greco e alle colonie greche in Italia. In questo ordine sono costruiti tutti i templi superstiti della Magna Grecia e alcuni degli edifici più importanti della Grecia stessa, tra i quali il Partenone nell'Acropoli di Atene e il Tempio di Zeus ad Olimpia.

Le caratteristiche principali dell'Ordine Dorico sono che la colonna non ha una vera e propria base e viene appoggia direttamente sullo stilobate. La colonna presenta un fusto che si assottiglia man mano che si sale verso l'alto e ha delle scanalature molto larghe. Il capitello che funge da corona per la colonna è molto semplice ed è costituito da due elementi chiamati echino (un blocco tronco-conico) e abaco (una lastra quadrangolare). L'architrave risulta liscio con un fregio costituito da triglifi che sono lastre con tre scanalature verticali alternati a metope, dei riquadri con rilievi scolpiti.

L’ordine ionico assorbe e rielabora motivi orientali, principalmente del gruppo etnico degli Ioni, abitanti sulle coste dell’Asia Minore (Ionia), arricchendo la decorazione della struttura architettonica senza appesantirla. Ad Atene si possono trovare due esempi di ordine ionico di epoca classica: l'Eretteo e il Tempio di Atena Nike (entrambi sull'Acropoli).

Esso è più raffinato, più slanciato e più elegante di quello Dorico. La colonna non appoggia direttamente sullo stilobate ma ha una propria base costituita da sporgenze (toro) e rientranze (trochilo). Il fusto presenta delle scanalature strette ed è sormontato da un capitello decorato ai lati da due volute. L'architrave liscio è sormontato da un fregio continuo decorato senza interruzioni.

L'ordine corinzio è il terzo degli ordini architettonici nell'architettura greco-romana. Il più antico esempio conosciuto di colonna corinzia è nel Tempio di Apollo Epicuro a Bassae in Arcadia, c. 450–420 a.C., anche se si trattava di una semicolonna isolata presente nella decorazione interna della cella e non di una delle colonne della peristasi esterna. Esempi più maturi di uso dello stile corinzio sono all'interno delle tholoi (edifici templari a pianta circolare) di Delfi (375 a.C.) e di Epidauro 360 a.C. Il primo esempio documentato dell'utilizzo dello stile corinzio in esterni è il monumento coregico di Lisicrate ad Atene, databile intorno al 334 a.C.

Questo tipo di ordine viene elaborato un po' più tardi, alla fine del V secolo a.C. e incomincia ad affermarsi e diffondersi ovunque in età Ellenistica. La colonna dell'ordine Corinzio poggia su una propria base ed è più sottile di quella Ionica. Il capitello è riccamente decorato con foglie d'acanto e il fregio è continuo come nel tempio ionico.

Età classica

L'architettura dell'età classica ha il suo apice negli edifici che coronano l'Acropoli di Atene, espressioni degli ordini architettonici dorico e ionico.

Il Partenone è l'edificio maggiore per dimensioni ed importanza. Edificato in ordine dorico ma con proporzioni che si avvicinano allo ionico. L'equilibrio e i rapporti modulari che ne costituiscono la geometria di base non sono applicati rigidamente, bensì con l'introduzione di correzioni ottiche nelle colonne (entasi) e nello stilobate per ovviare agli effetti della forte luce mediterranea ed evitare effetti di schiacciamento dovuti alle grandi dimensioni dell'edificio.

Età ellenistica

L'architettura ellenistica non è più l'arte della polis (città-stato dell’Antica Grecia), ma diviene il linguaggio delle città e delle capitali delle monarchie di cultura greca e orientale. L'età ellenistica vede la diffusione dell'architettura greca anche al di fuori della Grecia e delle colonie, a seguito dell'unificazione politica e culturale di vaste aree del mondo antico, sotto l'impero di Alessandro Magno e dei regni ellenistici costituiti dai suoi successori.

Gli ordini architettonici vengono mantenuti e anche la struttura di base di alcuni edifici tradizionali, come i templi, ma a questi si aggiungono edifici più complessi e articolati, come biblioteche, magazzini, empori, portici urbani, residenze private ecc. Fra i complessi più significativi di questo periodo abbiamo l'Acropoli di Pergamo, capitale dell'omonimo regno ellenistico, che comprende anche l'Altare di Pergamo (ora a Berlino) elevato per celebrare la vittoria dei Greci dell'Asia Minore sui Galati.

IL TEMPIO veniva considerato la casa di una delle divinità protettrici della città e del popolo e doveva essere progettato e costruito secondo le regole matematiche e geometriche. In genere la pianta doveva essere rettangolare e una o più file di colonne dovevano circondare il perimetro dell’edificio. Queste colonne venivano appoggiate su un basamento perfettamente regolare al quale si poteva accedere tramite una gradinata.

Ecco che alla base del tempio arcaico e anche di quello classico è stato preso il megaron Miceneo (XV – XIII secoli a.C.). Il megaron miceneo era strutturato in tre parti: un vestibolo con due colonne lignee su basi di pietra, un successivo atrio, da cui si accedeva tramite tre porte, in fondo al quale un'apertura singola permetteva di accedere alla sala vera e propria, il mégaron, con un focolare rotondo al centro circondato da quattro colonne che sorreggevano la copertura.

I primi tempi avevano i muri fati di fango e mattoni poggiati su una base di pietra. Le colonne e la trabeazione erano fati di legno. Inizialmente, le colonne erano più sottili e più distanziate tra di loro; ma poi quando iniziarono realizzarle in pietra e marmo, le proporzioni e la distanza cambia adottando alle proprietà dei nuovi materiali. Le colonne in pietra erano molto pesanti ed ingombranti, ma nel V secolo a.C. hanno trovato la proporzione ideale, iniziando gli ordini classici nell’architettura greca. Per enfatizzare meglio l’importanza della statua di culto e dell’edificio (tempio) che lo conteneva è stato creato all’interno del naos un baldacchino supportato da colonne. La successione di colonne che circondava il tempio su tutto il perimetro (peristasis) è stato usato esclusivamente nell’architettura dei tempi greci.

Il design del tempio era piuttosto semplice. All’esterno veniva circondato da una fila di colonne. I due lati corti del Tempio che chiamiamo facciate sono coronati dal frontone che era la caratteristica più evidente di ogni tempio con le sue decorazioni. Infatti, l’interno del frontone chiamato timpano era molto spesso arricchito con sculture in altorilievo.

La statua appartenente alla divinità di cui il tempio prendeva il nome veniva custodita all’interno di una cella chiamata naos, preceduta da un vestibolo (pronao) e a volte si poteva trovare anche un altro vano chiamato opistodomo. La statua poteva essere grande quanto il tempio stesso, realizzata in legno, terracotta o marmo, oppure in avorio e legno dipinto con oro sui vestiti, come trovati in alcuni prestigiosi tempi. Nel naos potevano entrare soltanto i Sacerdoti e alcune persone che svolgevano particolari lavori; aperto al pubblico solo per portare dei sacrifici/regali, limitando a certi giorni dell’anno (festività) oppure a una certa fascia della popolazione (es. dando accesso solo alle vergini). Infatti, le cerimonie a cui partecipava tutta la città venivano celebrate all’esterno dell’edificio.

Tempio Greco e suoi elementi

Le fondamenta di un tempio greco potevano arrivare a dimensioni di 115 per 55 metri, circa le dimensioni di un campo da calcio. Le colone potevano essere alte 20 metri. L’unita di misura usata era “un piede” (foot), che in base alla regione variava da 29 a 34 cm. Molto importante da considerare erano: il diametro della base colonna e la larghezza dello zoccolo. Queste misure erano sempre eseguite in proporzione con altri elementi del design, quali l’altezza delle colonne e la distanza tra di esse. Le proporzioni di base usate nella costruzione degli edifici in Antica Grecia erano determinate dal numero di colonne nelle facciate (davanti e dietro il tempio) ed il numero delle colonne sui lati. La soluzione classica adottata dagli architetti grechi è stato la formula: “colonne frontali : colonne laterali = n : (2n+1)”.

L’unica sorsa di luce nel tempio erano la porta principale e le candele ad olio posizionate all’interno del tempio. Per motivazioni di culto, ma anche per usufruire della luce all’alba del sole, quasi tutti i tempi greci venivano orientati con la porta d’entrata verso est (con qualche rara eccezione). La cella più grande (naos) poteva avere una fonte di luce aggiunta – l’apertura nel soffitto, cioè un buco centrale o più buchi creati appositamente, facendo mancare alcune sezioni nel soffitto.

Il pavimento di solito in pietra, usavano spesso la tecnica di chiaro-scuro abbinando pietra chiara e pietra scura per un effetto di profondità, ma anche mosaica di pietra colorata e ghiaia in una soluzione legante. In mosaica venivano realizzate composizioni ornamentali e figurative.

I muri venivano coperti con stucco e dipinti sopra. Con grande dispiacere non si sono preservati le mura di nessun tempio antico, ma da diverse risorse literai, sappiamo che in alcuni tempi erano dipinte reali scene storiche, posizionate orizzontale a fasce parallele.

Il tetto veniva decorato con gli acroteri, originariamente sotto forma di elaborati dischi di argilla dipinta, ma dal VI secolo a. C. in poi usavano poggiare sugli angoli e al vertice figure scolpite decorative generalmente in terracotta dipinta. Potevano dipingere ciotole e treppiedi, grifoni, sfingi, e soprattutto figure mitologiche e deità. Per enfatizzare l’ordine ed alcuni dettagli decorativi usavano colori accesi, sia all’interno che all’esterno: blu, rosso e giallo, alcune volte anche bianco e nero.

Sulla superficie superiore (stilobate) di una piattaforma, sopraelevata rispetto al terreno circostante, per mezzo di pochi gradini (crepidoma), si elevava la struttura del tempio, caratterizzata dalle colonne. Nella cella (naos) era generalmente situata la statua della divinità. Lo spazio antistante l'ingresso alla cella prende il nome di pronao (pronaos o prodromos), mentre il corrispondente spazio sul retro della cella prende il nome di opistodomo (opisthodomos). Quando c’è un altro vano sul retro della cella (caratteristica soprattutto dei templi dorici in Sicilia), allora si parla di adyton.

Nel realizzare un Tempio, gli architetti greci usavano il sistema architettonico chiamato trilitico (cioè "a tre pietre"), che era basato su due elementi verticali (le colonne) che reggono il peso degli elementi orizzontali (trabeazione). La colonna, costituita da capitello, fusto ed eventualmente base, è sormontata da una trabeazione, composta a sua volta da architrave, fregio e cornice.

La disposizione delle colonne determina la classificazione dei tipi di pianta del tempio greco, che ci è stata tramandata da Marco Vitruvio (architetto e scrittore romano). A seconda del numero delle colonne presenti in facciata, il tempio è inoltre definito come distilo (con due colonne), tetràstilo, esàstilo, octàstilo, decàstilo, o persino dodecàstilo (rispettivamente con quattro, sei, otto, dieci o dodici colonne sulla facciata).

tipologie di tempi

Tempio in antis descrive un tempio cui le pareti dei lati lunghi della cella (naos) si prolungano in avanti fino a costituire le cosiddette ante (antae) e delimitare lateralmente il pronao (pronaos), mentre il Tempio in doppio antis è un tempio con l'opistodomo (opisthodomos) nella parte diametralmente opposta rispetto al pronao (pronaos). Un perfetto esempio: il Tempio di Nemesis a Rhamnous.

Il Tempio prostilo (prostylos) ha di fronte al pronao un colonnato antistante (prostòon); in tal caso può mancare l'intero pronao, mentre il Tempio anfiprostilo (anphyprostilos) ha presente il colonnato sia di fronte che sul retro. Due magnifici esempi sono il Tempio sulla Ilissus in Atene e il Tempio di Atena Nike, costruite in ordine Ionico.

Il Tempio periptero (peripteros) era costituito da un colonnato quadrangolare (ptèron o peristasi) che circondava tutti e quattro i lati della cella (naos); un bellissimo esempio è il Tempio di Efesto ad Atene.

Il Tempio pseudoperiptero ha una notevole diffusione in età ellenistica e quindi romana, caratterizzato da una peristasi costituita da semicolonne o lesene addossate ai muri esterni della cella e da una fila aggiuntiva di colonne ma solo sui lati corti. La cella poteva in tal modo essere realizzata con una maggiore ampiezza.

Il Tempio diptero (dypteros) ha un porticato quadrangolare (peristasi), mentre sui lati lunghi una doppia fila di colonne; un bel esempio è il Tempio di Apollo a Didima.

Il Tempio pseudodiptero è caratterizzato da una prima fila di semicolonne o lesene addossate ai muri esterni della cella, da una fila aggiuntiva di colonne su tutti e quattro i lati e da una terza fila solo sul lato anteriore. La peristasi quadrangolare nel mezzo è posta ad una distanza doppia rispetto ai muri della cella, ossia quando il tempio è circondato da un colonnato dell'ampiezza di due intercolumni; possiamo vedere nel Tempio di Zeus Olimpio Agrigento.

Il tempio circolare, chiamato thòlos (o monoptero-periptero) ha una forma circolare con una cella all’interno; bellissimo il Tholos di Delfi in Atena.

Il Tempio ipetro (hypaetros) è una struttura nel quale, per le dimensioni colossali che rendevano impossibile realizzare il tetto, la cella (o la sua navata centrale) risultava scoperta. Una tale costruzione è il Tempio di Apollo a Didima.

Migliori saluti,

Nadiya 

MetropolitanMe Blogger

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